UN LAGO DI GHIACCIO [qualcosa che affiora]

standard 23 ottobre 2019 Leave a response

Scrivere è sempre più difficile.
Scrivere senza cancellare, scrivere senza sbagliare, scrivere ed essere originale.

Ebbene, non sono niente di tutto questo. Sono un errore costante, una valanga di banalità condite di frasi ad effetto e superficialità.
Sono quella che non si ferma mai, che resiste, persiste, anche a costo di rimetterci ogni singola energia.
Sono quella che non ha più parole per parlare di se, di ciò che succede dentro , delle rivoluzioni quotidiane, sopite sotto lo strato della fretta e delle priorità.
Gioco a nascondino per non farmi trovare, per non soffrire, per non vedere quello che mi perdo.
Lo faccio anche quando ho tempo [cioè, quando?]. Mi nascondo per non schiacciarmi di impegni.

Apro e chiudo questa pagina da giorni, sperando che le idee migliorino, l’ispirazione salga, l’impeto non si mangi le parole che mi sento traboccare dalle mani. Invece tutto rimane immobile. Intatto, come la lastra di ghiaccio sopra un lago, d’inverno. Nascosto tra la nebbia, le foglie cadute, con uno strato alto di brina e di freddo. Non creo, non ho quel lampo che spacca il ghiaccio e lo fa crepitare, lo scalda, lo scioglie, lo rende vulnerabile.

Mi coccolo, in questo ghiaccio privo di sentimenti. Mi sento inattaccabile. Proseguo, perché non ho alternative.

[foto presa QUI]

[sento affiorare qualcosa, sotto al ghiaccio. Se non sono lampi da sopra, sono tumulti sotterranei, voglie che attendono da tempo, nuclei che ribollono di sensazioni che lascio sopite ogni giorno. Sento che sale, che bussa da sotto, rumori, parole, ticchettare del tempo. Mi lascio cullare anche da questo e, per una volta, aspetto.]

SEI MINUTI.

standard 16 gennaio 2019 Leave a response

C’è sempre un count down che regola le nostre giornate. Dall’inizio alla fine. Dal primo suono della sveglia fino ai rintocchi delle palpebre che si chiudono.

C’è qualcosa in questi momenti che mi regala l’adrenalina dell’impossibile. Del “ce la faccio anche se non ho tempo”. Sei minuti, il tempo che mi separa dalle 9.00, il momento in cui devo entrare ufficialmente a lavorare, anche se sono già in ufficio da qualche decina di minuti.

Sei minuti, il tempo che ho per me.

Sei minuti in cui vorrei dire che sono carica di parole, ma non abbastanza per scrivere, per riportare qui quello che sono le mie giornate, i veli che nascondono i miei sorrisi e le mie paure. Non abbastanza per lasciarmi andare, per sotterrare quel controllo che mi serve per tenere tutto a bada, quelle redini per domare le mie rivoluzioni.

Sei minuti in cui mi sparo musica nelle orecchie per resistere alla tentazione di chiacchierare, per focalizzarmi, almeno una volta, su di me. E basta. Ma è così difficile.

Sono cambiata, non ho più i riferimenti giusti, gli spunti, i ritmi.

Ma forse va bene così, se non per me, per i miei figli. Ci sono delle cose che sono necessarie. E, si sa, non mi tiro mai indietro.

– foto di Berenice Abbott –

LISTA DI COSE (poco interessanti).

standard 29 agosto 2018 Leave a response

Quando non hai idee e tempo per scrivere, ma senti che non puoi farne a meno, non rimane altro che fare una lista.
Una lista di cose poco interessanti che possa, magari, aiutarti a sbrogliare un’intensa matassa aggrovigliata.

Ansia
Un anno di ricerca casa – infruttuoso
Cambiamenti lavorativi importanti (?)
Due figli, in due anni
Un maschio, mansueto e indipendente
Una femmina, irruenta e ruffiana
Ansia, ancora lei
Andare via da Firenze?
Rimanere?
Rimanere.
Gli amici, quelli che vedi spesso
Gli amici, quelli che non vedi quasi mai
Le amiche, quelle di sempre
Amiche nuove, spesso online
Ansia, sempre lei
Virus, ci attaccano
Il mio amore, mi difende
La poesia
Parole mancanti
Condivisione
La stanchezza, fedele compagna
Le occhiaie
Viaggi viaggi viaggi (mentali)
Sogni, sempre
Progetti
Ambizioni
Capacità di reazione
Scrivere liste senza senso
Aspettare, imparare ad aspettare
Invidia
Reciprocità
Organizzazione assente
Impotenza e assuefazione
Silenzio
Libri, tanti libri
Fantasia

Ma resto immobile. Vorrei cambiare ma non cambio, troppo faticoso. Vorrei migliorare ma non miglioro, troppo inutile. Il mondo è dei “peggiori”, in fondo. Cerco di rimettere tutto in ordine di priorità, come ho sempre fatto, per non perdere troppo di vista l’obiettivo, che non cambia mai. Cerco di stabilire dei momenti di tregua, di guardarmi allo specchio e farmi (nonostante tutto) i complimenti, ma non trovo il motivo. E allora taccio. Ho scoperto il silenzio come arma di difesa, come unica via d’uscita alle domande che mi faccio, alle situazioni irrisolte, all’impertinenza della vita, al cinismo nel quale non voglio sprofondare, alle conseguenze delle ovvietà che, preferirei, non pronunciare mai. Scelgo di stare in silenzio per non tormentarmi. Come se le il cielo potesse far piovere risposte, soluzioni, case, babysitter, orologi pieni di tempo, soldi, professionalità mancante. Per una volta non vorrei impegnarmi.

Stare in silenzio ed aspettare, e basta.

LASCIARSI ANDARE.

standard 1 marzo 2017 12 responses

Lasciar andare. Ma perché è così difficile?
Fare in modo che qualcosa fugga via, come l’onda che tocca la spiaggia e si ritira. Fugga via senza lasciare traccia permanente, qualcosa che il secondo dopo venga scordato.
Il nostro cervello immagazzina elementi, ricordi, sensazioni, amori, affetti. Non siamo fatti per lasciar andare. Siamo esseri fallibili e (dis)umani, pronti alla polemica, accesi e scoppiettanti ma mai liberi veramente.

Schiavi.
A volte sono prigioni dorate, volute, desiderate, altre volte dipingiamo noi stessi le sbarre, attendendo che qualcuno ci faccia evadere. Spesso non conosciamo i nostri limiti veri, ci mettiamo alla prova (nella più coraggiosa delle occasioni), ma non vogliamo rischiare. Difficile rischiare, costoso, anche per l’orgoglio.

Lasciar andare un pensiero, una persona, un momento. Rimanere sospesi per quell’attimo necessario ad accogliere il vuoto. Lo sconosciuto.
Lasciarsi andare. Liberare pensieri, capelli, difetti e volontà, dipingersi in un mare di colori, non rispondere più alle aspettative, essere, esistere, vivere.
A cosa si riduce quello per cui esistiamo ogni giorno? Quello per cui combattiamo, ci arrabbiamo, ci arrovelliamo? Lasciarsi andare. Lasciar andare. Trovo siano due situazioni di consapevolezza, da affrontare senza superficialità, ma consapevolezza.
Nonostante la conoscenza di se stessi, non si può decidere degli (e per gli) altri, per quanto si amino. Non rimane che lasciar andare. A volte senza cercare di capire. Lasciar andare.
E, ovviamente, continuare ad amare. Anche quello, spesso, senza capire perché.

Ps: è femmina 🙂

Fermo immagine del cortometraggio disegnato da Salvador Dalì per la Disney, Destino.

LE COSE DI CUI NON HO BISOGNO

standard 23 agosto 2016 10 responses

Scrivere. Devo scrivere altrimenti quello che ho in testa e la frenesia delle mani se ne andranno.
Lasceranno il mio corpo stanco e assonnato.
Mentre faccio la doccia penso questo. E poi il tempo svanisce, si frantuma in mille pezzi per le continue priorità ribaltate. Qualcuno che piange e qualcuno che non sa consolare, continui solleciti e richieste. Sono stanca.
Stanca di essere indispensabile, stanca di ringraziare, stanca di dovermi affidare a qualcuno ma non poterci mai veramente contare. Stanca di essere così, perennemente rincorsa dal senso di colpa, con quella sensazione di essere sempre in debito, mai in credito. Un debito mai concluso, un mutuo pieno di interessi e scappatoie, stati d’ansia e futuro sconosciuto.
Sono stanca di questa precarietà, di domande senza risposta, senza possibilità di ordine.

Vorrei un attimo di silenzio, un attimo di solitudine.
Perdermi tra le strade senza meta dei miei pensieri, navigare nella moltitudine dell’inutile, chiudere gli occhi e non sentire più, ne’ con il cuore ne’ con le orecchie.
Silenzio e solitudine, due cose di cui (generalmente) non ho bisogno.

Non ho bisogno di progetti complicati.
Di scale ripide e fragili argomenti.
Ho bisogno di forza, quella che scorre nei muscoli del collo e delle braccia, quella che scorre nel caldo del sole.
Non ho bisogno di cioccolata amara.
Non ho bisogno di previsioni meteo rassicuranti. Di fardelli altrui, di ipocrisia, di approcci faticosi.
Ho bisogno di sincerità leggera, sorrisi, incontri casuali e rilassanti.
Di arte, di bello.

Attesa, Opera nr.22 (1)

Attesa, nr. 22 – fotografia di Mimmo Jodice

Di sbagliare, senza essere peccatrice.
Di vagare, senza precisa meta, rischiando di cadere.
Non ho bisogno di processi alle intenzioni, di malafede e sguardi inquisitori.
Ho bisogno di mangiare la pizza per la strada, a Napoli. Sentirmi parte di qualcosa, visitare un museo senza tempo che scade, senza orologi che vincono incontrastati ogni momento della giornata.
Di rendere possibile l’impossibile. Carezzare le mani del mio amore, levigando le sue paure e le mie.
Non ho bisogno di essere sempre mamma, perché prima di quello sono anche una persona, un bianco e nero spietato come le foto di Jodice (di cui mi sono innamorata profondamente dopo aver visto la sua mostra ampissima e curata con molta maestria al MADRE di Napoli).
Non ho bisogno di sicurezze. Nemmeno di tempo.
Ho bisogno di respirare fuori dal caos, ogni tanto. Apprezzare la mia vita, quello che ho fatto, quello che ho scelto di lasciare indietro. Le strade difficili che ho intrapreso senza rendermene conto, l’incoscienza che mi ha sempre aiutato a FARE. Senza pensare al POI.
Ho bisogno di riconoscermi anche quando non riesco, anche quando non raggiungo, anche quando mi sembra sempre poco.

Donne, mamme, amiche. Ma anche amici, perché no. In fondo è un pensiero che vale per tutti.
Riconoscetevi.
Non importa cosa facciate, dove passate le giornate, dove lasciate scorrere i minuti del prezioso tempo della vostra vita. Ma riconoscetevi. Guardatevi le mani, i calli, le rughe, le gambe stanche. La pancetta magari un po’ così, il naso storto. Ascoltatevi. Ascoltate le voci nelle orecchie, anche quelle più ruvide, quelle più stridule. Riconoscetevi quando fate la spesa, quando andate a correre, quando fate la pipì. Nelle cose più quotidiane, banali, ripetitive. Voi SIETE.
Respirate, a fondo. Fino a che l’aria tocca il fondo dei vostri polmoni e decide di uscire. Lasciatevi andare.
Riconoscetevi.
Questo è quello di cui, oggi, ho bisogno.

SI. SI PUO’. #Marta4Kids

standard 13 giugno 2016 6 responses

Tutto perde senso.

Tutto è relativo.
Tutto è relativo, se succede agli altri, e non a te.
Tutto è costantemente in circolo, senza pietà o distinzioni.

ForteBelvedere_Marta4Kids

Un direttore d’orchestra ingiusto e poco compassionevole tiene le fila delle nostre vite, facciamo in modo che ogni giorno sia il meglio di quello che possiamo fare.

Avere equilibrio è una delle cose più difficili, per me. Equilibrio tra le cose veramente importanti e quelle quotidiane, che diventano necessarie anche se, in realtà, sono sono realmente essenziali. Ma tutto ha il suo posto, nelle nostre vite. Sta a noi trovare le priorità, dare la voce, regolare il suo volume. Se fossimo tutti uguali, non esisterebbero i colori che fanno bello il mondo.
Ecco, comunque, ora equilibrio non ne ho. Sono su un’altalena, dondolante tra il vuoto e il pieno, quelli dell’anima. Sono in tumulto, come le nuvole in questi giorni, cambiano colore da un grigio scuro intenso ad un bianco candido innocuo. Ho bisogno di respirare profondamente, di alzare il volume a quelle voci che parlano in fondo al mio cuore, lasciandole libere di darmi fastidio, di agitare le mie acque calme, quelle del conosciuto. Ho voglia di scuotermi, di risvegliarmi da questo torpore dato dalla routine, ho voglia di affaticarmi fino a dormire senza sogni, ho voglia di mettere e togliere pesi, dando nuovi spazi e nuovo respiro a qualcosa di più viscerale. Scopro carte di una me stessa ancora nuova, e mi piace. Qualcosa che mi mette alla prova, finalmente, di nuovo, con me stessa. E non solo come mamma. Ma come persona.
Perché ogni giorno voglio sperare di aver dato il massimo. Di aver sorriso, di aver fatto ciò che amo, con chi amo. Di non aver lasciato niente al caso, oppure tutto.
Perché la mia vita è un dono. Così come lo sono tutti i passi che incontri sul suo sentiero, come fossero frammenti di magia. E questo sentiero mi ha portato a scoprire così tanto che è difficile, anche per una come me, trovare le parole per scriverlo.

Tutto questo per dire che ti ho conosciuto, Chris.

Ho conosciuto una persona normale, un uomo normale, un viaggiatore, un camminatore, un bellissimo ragazzo che porta sulle sue spalle un dolore soffocante. Quelli che non lasciano scampo e ti strappano dal quotidiano, dal conosciuto, dall’essenziale di cui parlavo poco fa. Ti strappano dall’equilibrio e da “normale” ti tramutano in “speciale”. E non ne puoi fare a meno, è un investimento dal quale non ti sei potuto sottrarre, tuo malgrado. Non è una scelta, è una conseguenza indesiderata. Tu l’hai trasformata in opportunità. L’opportunità di fare qualcosa che sollevi il peso della tua sofferenza, aiutando gli altri. Ecco, io di fronte a tutto questo, perdo le parole. Perché siamo così piccoli, ci crediamo impotenti, ci limitiamo al nulla. E così non va, perlomeno per me, non va più.

Grazie Chris. Perché il tuo bagaglio si è fatto anche un po’ mio, nostro. Perché la tua umiltà, il tuo sorriso, i tuoi sentieri inesplorati, sono adesso anche i nostri. Grazie perché hai trasformato la vita non solo a te stesso ma a molte persone che hai incontrato e incontrerai, aprendo nuovi orizzonti non solo per te ma anche per chi ha avuto modo di guardarsi dentro con i tuoi occhi. Troppo spesso ci dimentichiamo di fermarci. Di trovare nuovamente il nostro equilibrio, di ascoltarci. Conoscerti, ascoltare le tue parole, la tua storia, mi ha illuminato un nuovo tratto di vita che spero di essere in grado di percorrere.

Tu sei una persona normale, Chris. Normalmente speciale. Grazie per essere passato di qui. Per esserti dato questa opportunità, perché lo hai fatto anche per tutti noi.

Per chi ancora non lo conoscesse… qui una pagina del suo Blog di Viaggi, questa la pagina Facebook della Onlus e qui sotto le coordinate se vorrete donare qualcosa alla ricerca per la fibrosi cistica

Intestatario : MARTA4KIDS ONLUS

iban: IT48X0200860260000104117188

Chris_fluffosa

Chris, Dino, Elisabetta, Berry…e la Fluffosa <3

MASCHERE.

standard 17 settembre 2015 5 responses

I sorrisi sono la mia forza. Quello dietro cui nascondo tutto. Quello dietro cui nascondo le lacrime di stasera. Improvvisamente, questo elastico che tiro sempre, così tanto, mi trascina indietro. Alle serate “universitarie” solitarie davanti al pc. Ai momenti no scacciati con la scrittura, con le distrazioni, la realtà. Guardando allo specchio le mie fortune mi sento ridicola a trovare per forza qualcosa di cui lamentarmi. Ma in fondo questa è la nostra vittoria, la nostra via, il modo del mondo occidentale di sopravvivere alla propria superficialità: affacciarsi verso il buio.

Stasera è il mio turno, quello dove ho voglia di scavare e di sentirmi sola, di mollare le redini che mi tengono questo sorriso sempre qui, stampato, per tutti. E’ la sera dove mi mancano le mie sorelle, tre sorelle tutte lontano da me. Avrei bisogno di loro, adesso. Una per gli abbracci e la creatività, una per gli sguardi severi e le meraviglie che ha messo al mondo, una per le battute taglienti e l’essenziale bisogno reciproco di affetto.

Mi scontro con una me stessa che forse è sconosciuta anche per me, con una persona che ho sempre creduto non esistesse, una persona che non vuole chiedere aiuto perché ha paura di non trovarlo. Mi guardo allo specchio e vado avanti da sola, perché solo su di me posso contare. Vacillo in continuazione, temo di non avere appigli, poi da qualche parte trovo la forza, in quegli angoli reconditi la trovo. Ma è difficile, la solitudine. E’ difficile dover dire che ciò che di cui si ha bisogno non c’è. Manca.

Questi sono i momenti in cui vorrei vivere in una radura. Qualche casa qua e là. Pochi passi e lo sguardo rassicurante di qualcuno si posa su di te. Le mie sorelle vicine, i miei genitori, i miei gatti, vedere i miei nipoti crescere e far vedere ogni passo del mio piccolo Mirtillo. Ma così non è. E per stasera questa consapevolezza è abbastanza per affondarmi.

HYBRID

standard 8 aprile 2015 9 responses

IBRIDO.
Un individuo generato dall’incrocio di due organismi.
Una macchina elettrica ma che può usare anche la benzina.
Una pianta che cresce ma non è spontanea.
Un animale, uno strumento, un essere, un genere estraneo alla natura.
Una donna, una mamma, una presunta scrittrice, una volenterosa fannullona, un’idealista, matta, molto poco furba e senza alcuna sottile malignità, un po’ arrogante, possessiva/ossessiva, sincera e pateticamente buona. Non si può essere tutte queste cose insieme. E’ vietato. Lo dice la legge del cattivo gusto, quella che impera nel mondo.

Lo dice la legge del più forte, non del più libero.

E allora vengo qui e mi rifugio. Qui dove posso scrivere anche cento, mille post uguali, parlando sempre e solo di me, perché qui, questo angolo è MIO, profondamente MIO, voluto, protetto, egoisticamente MIO, senza interferenze, accordi o necessità. O almeno questo è quello che mi illudo di pensare. Illusione o no, continuo a farlo, anche se con meno frequenza e intensità, ma rimango sempre qui, attaccata al mio semino che porto, con lentezza dentro il formicaio. Ne faccio tesoro, come se fosse la cosa più preziosa del mondo. E per me lo è.

exit

#murifiorentini …in cerca di una via d’uscita.

Una parola.
Un sospiro da sfruttare, un’idea che non si perde nelle mie (ultime) notti burrascose, un piccolo dolore al basso ventre che mi fa sentire che sei lì, mio piccolo Mirtillo. Gli occhi chiusi per far affiorare i sogni, gli occhi aperti per far fuggire ciò che non voglio.
Un “qualcosa” che vorrei raccontare, che contrasta con le gioie di questo periodo. Non mi chiedete di spiegare, tanto prima o poi lo farò, non è niente di grave. Sono tutte cose passeggere, cose rimediabili, piccole bombe che esplodono in mille scintille che poi, alla fine, sembrano quasi belle. Sono sempre la solita in fondo. Perché mi ostino a voler vedere solo il lato positivo. Perché, come già qualcuno ha affermato tempo fa…dai diamanti non nasce niente, dal letame, invece, farò nascere tutti i fiori possibili.

– piccolo inciso – Entro la prossima settimana fanno nascere Mirtillo che, se tutto va bene, dovrebbe venire fuori senza tanto sforzo. Non era ciò che desideravo, sto taglio cesareo, ma non importa. Succedono tante cose che non ci aspettiamo, questo è solo un piccolo filo d’erba che presto sarà dimenticato. Da ibrido attuale almeno, forse, una cosa sarò. Una latteria. Se non mi vedete da queste parti, sapete a chi dare la “colpa” ^_^

iFood. What else?

standard 23 marzo 2015 26 responses

Tante parole, tanto scrivere, entusiasmo, correzioni, bozze, mail, distanze colmate, skype/whatsapp/facebook fino alle ore più tarde della notte, sguardi gelosi del fidanzato verso il computer…e ancora notifiche su notifiche su notifiche.

Ma poi arriva il gran giorno. Proprio come fosse un matrimonio, una primavera nella primavera, un sentimento di quelli che ti stordiscono e ti lasciano senza fiato. Che scrivo da secoli già lo sapete, anche che frequento un gruppo di sgallinate bellissime che parlano soprattutto di cibo. Queste due cose, come un’alchimia magica, si sono unite in un progetto incredibile…grazie alla passione, all’attenzione, alla cura, agli interessi comuni, agli stimoli, alle idee e…tante altre cose, è nato iFood. Non sarà il solito portale sul cibo, uguale a mille altri. Sarà il portale dei BLOGGER. Dove ognuno potrà curiosare, commentare e partecipare. Dove si potrà chiedere e trovare risposta. iFood E’ il nuovo sito italiano sul cibo, sulle news, sugli eventi, sul piacere della condivisione, sui viaggi, su come il cibo nell’arte e nella storia è arrivato fino a noi, sulla poesia di un mestolo, sul profumo di ogni singolo ingrediente.

iFood siamo Noi. Blogger e food blogger innamorati della cucina che raccontano quello di cui avete bisogno. È fatto di posate, ingredienti, persone. Dell’errore che ha fatto realizzare un’indimenticabile ricetta. Del rumore della crosta del pane. Delle mani infarinate, degli odori che rimandano ad un viaggio, al piatto assaggiato in un mondo lontano.

Siamo amalgamati, menti distinte, limpidi, chiari, ingarbugliati come le maglie di una frusta per dolci, sottili e affilati come un coltello giapponese. Blogger che sono autori della loro passione, scrivendo parole in grammi e in lunghi racconti di vita, viaggi, tradizioni.

iFood è la nostra nuova casa, dove vogliamo far sentire accolti tutti coloro che passeranno, anche solo per un clic.

Innamoratevi della cucina, insieme a noi.

Collage contributors

…dove i blogger ci mettono la faccia!!! – www.iFood.it

Ci trovi su:

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FUORI DA OGNI CONVENZIONE.

standard 2 marzo 2015 18 responses

Sono una scrittrice indubbiamente atipica. Penso, cucino, scrivo, invento parole. E poi quasi me ne rimangono poche per me.
Diciamo che aspiro ad esserlo. Vorrei. La corsa dietro alle sensazioni e ai desideri è una corsa che, anche adesso che sono un balenottero, posso permettermi.
Poi ci sono delle cose che vanno ben oltre alla tua immaginazione, a ciò che ti prospettavi. Queste cose sono quelle che rendono la vita straordinariamente BELLA. Ispirazioni/aspirazioni/momenti. Tutto si consuma molto brevemente e allo stesso tempo si amplifica diventando una cassa di risonanza.
Non so quanto tempo avrò per prendermi cura di tutto quello che si prospetta nelle prossime settimane, dovrò chiedere molto a me stessa, produrre qualcosa di innovativo, che quasi non conosco.

Scrivere, scrivere, scrivere.
Respirare, respirare, respirare.
Insistere, coinvolgere, elaborare, cogliere ogni sfumatura che mi lascia la giornata. Ci sono così tanti spunti qui intorno, vanno incanalati nel modo giusto, trascritti, ingegnati e, stavolta, anche programmati.

Mi piacciono le avventure, i passi che seguono altri passi, i dettagli ben definiti e le convenzioni sballate. Soprattutto le convenzioni sballate hanno per me un sapore irrinunciabile. Un po’ provocatorio, sarcastico, sempre sul filo del rasoio. Mi piace creare scompiglio, quello buono, sano, mettere il dubbio, andare avanti con educazione ma senza pensare troppo a ciò che in quella situazione si sarebbe dovuto fare. Non mi interessa. Ebbene si, non mi interessa.

Mi porto l’irriverenza gentile nel taschino, con tutti i miei sorrisi. Anche i sorrisi, infatti, in questa società convenzionale, sanno essere in qualche modo fastidiosi.
E, in questo futuro ormai alle porte, non ho più voglia di vestire nessuna maschera, nessuna di quelle richieste dalla chi amo, da chi cammina con me, da chi vuole la mia felicità.
La mia felicità è NON CORRISPONDERE. Fare cose inaspettate. Dire cose politically uncorrect. Lasciare che i miei occhi parlino di ciò che realmente voglio, senza che lo faccia la mia lingua tagliente.

Quindi adesso non rimane che aspettare, perché l’occasione di mescolarmi con una cosa unconventional l’ho già trovata. E si chiama iFood.

iFood is coming

iFood – infinito amore per il cibo. Un portale di cucina (e non solo) dove i blogger sono i protagonisti…dove si mettono allo scoperto, ci mettono la faccia, si sporcano le mani, il grembiule, le idee. E anche io mi “sporcherò” con loro.

Dall’11 marzo on line…sono (siamo, tutte noi della redazione) molto emozionata, un progetto meraviglioso, coinvolgente, gestito interamente da blogger, del quale farò parte!

Stay tuned!!!!