LA MIA TESTA RIBOLLE.

standard 22 febbraio 2015 16 responses

La mia testa ribolle.
E’ come un gorgoglio di centinaia e centinaia di nuove idee.
Continuano incessantemente a sgorgare.
Fino a un certo punto è forse possibile controllare i pensieri, ma difficilmente si riesce a non pensare.
J. Gaarder – Il venditore di storie

Ogni mattina Firenze si rinnova sotto i miei occhi.
Visualizzo prospettive diverse, cerco le parole tra enormi blocchi di pietra serena, dialoghi tra mattoncini e sconosciuti sguardi nelle vie traverse.
Il cielo è limpido, forse no. Oggi tutto è diverso da quello che ho visto ieri, senza continuità ma immerso nella storia che traccia un filo indelebile ma invisibile. Paragono le mie sensazioni, sono stanca, sono attiva, sono perversamente instabile e pronta, mi guardo allo specchio e, talvolta, non mi riconosco affatto. La banalità racchiusa nel cambiamento mi assale.

Ogni mattina i miei piedi scompaiono un po’ di più. Attraverso un raggio di sole per raggiungere le ultime giornate del mio lavoro, tanto amato, tanto odiato. Sarà strano non fare più le solite cose, in fondo di solito c’è sempre poco nella vita. Poco solito come questa domenica che mi scorre davanti, dove lacrime stupide e malinconiche scendono quasi senza motivo. Consapevole della mia fortuna mi cullo un po’ in questa nostalgia, ascolto la musica che mi piace e cucino, senza volermi per forza consolare…o almeno non subito. Il futuro brilla e il passato un pochino si dissolve, anche se è vita vera, vissuta, voluta, un po’ si dissolve. Questo è sempre accaduto, ma ora pare quasi che piccole particelle esplodano, rendendo tutto irrecuperabile…vissuto ma irrecuperabile.

Esplodono, si infrangono sul vetro, verso l’esterno luminoso, che ha riposto la pioggia, in questa domenica di febbraio, in cui mi affanno per non lasciare quella vita che ho costruito con tanta determinazione e, stupidamente, ho paura di perdere.

 La mia testa RIBOLLE.

riflessi

Questa domenica è come questa foto, un gioco di rimandi incondizionati e poco controllabili.

IL SIBILO DI UN TRENO

standard 5 febbraio 2015 27 responses

Passano tanti treni.
La notte soprattutto è come se fossero con noi, nel letto, carichi dei nostri pesanti sogni.
E poi sono treni merci, senza tante comodità, senza veri orari e fermate. Vanno convinti e distruggono il mio sonno, impietosi. Si attaccano vagoni di pensieri, che mi porto come fardello in questi giorni di cambiamento.
Cambio io, cresce la mia pancia, sono più simile ad un elefante che ad un umano.
Cambiano le cose intorno a me. Le pareti delle stanze, gli equilibri degli oggetti, le basi su cui essi poggiano.
Cambiano i desideri le forme del panorama, gli spazi, la luce, i sapori, l’odore di casa.
Cambiano gli occhi del mio amore, diventano più addormentati ma intensi.
Il lavoro, le prospettive, i progetti.
Questi treni merci si inzuppano di cose nuove insomma. Le vecchie non se ne vanno, ti ingannano e rimangono lì, al sicuro, nei ricordi brevi e vicini, mi sembra di non avere la giusta memoria per tutto, ma loro ci sono.
Quello che non cambia è il mio nebuloso cuore. Si è solo intrecciato un attimo in questo ritmo concitato e nuovo, lasciando indietro qualcosa, ma sempre ricco, pieno, ingordo d’amore.
I miei nuovi spazi non definiscono tutto, lasciano le mie idee immutate, le ispirazioni, le inclinazioni.
Prendo la mia carovana di nuovi colori e mi sposto.
Queste righe sono l’inizio del rinnovamento, che passa per l’anagrafe e per sensazionali progetti, per il mio Mirtillo Mancino Movimentato.
Sono righe che si srotolano una dopo l’altra dietro l’ultimo vagone del treno merci, carico, si liberano sui binari e respirano la vita che hanno sempre voluto (ma mai nemmeno osato credere che fosse possibile).

CARICATE I VOSTRI TRENI DI SOGNI E SORRISI, LE VALIGIE DI ISTANTI E DESIDERI (senza spazio per i buchi neri).

Quando non ci penserete più, scoraggiati dalla quotidianità, da uno sbadiglio, da uno stanco risveglio, sentirete il sibilo di un treno.
Acchiappatelo al volo, non c’è tempo per i rimpianti.

Nuove vite sbocciano.

Nuove vite sbocciano.

HELPDESK. Suonare #ilnostrocondominio

standard 11 dicembre 2014 14 responses

Ho la scrivania dell’ufficio piena di fogli e cose da fare.

Anche la scrivania della mia testa è nella stessa condizione.
Fogli che si affollano, appunti, pensieri, determinazione e tempo non infinito. Fogli che parlano lingue che ancora non conosco, materie da scoprire e instabili castelli di carta. Alcuni sono impilati con ordine, altri sparpagliati qua e là. Il mio lavoro è l’organizzazione, non posso perdermi proprio adesso.

Quindi macino. Macino amore con il pestello. Lo macino fino, che non vada a traverso. Che non faccia tossire
Macino al profumo di caffè, vaniglia, fragole e panna. Amori profumati e dai sapori dolci, intensi. Qui si parla sempre d’amore, di sorrisi, #solocosebelle ? Potrei parlare delle mie sconfitte quotidiane. Di ciò che vorrei fare ma non posso permettermi. Degli impegni da seguire, delle responsabilità che ho paura di disattendere, del senso di colpa che vive insieme a me e ogni tanto si risveglia, rendendomi buia anche una giornata di sole. Questo capita anche a noi ottimisti, a noi che sorridiamo, che amiamo la vita, che prendiamo il meglio da tutto e distribuiamo felicità. Capita anche se ti sforzi di vivere al massimo, di pensare sempre positivo e non farti abbattere. Capita anche se sei fortunato perché hai una famiglia incrollabile e meravigliosa, degli amici solidi, un amore grande a fianco e una creatura che si nutre e cresce con  me. Capita. Oppure a volte lo faccio capitare. Tra battaglie ormonali, voglia di coccole o semplici momenti di scoramento…

Però esserci, diffondere amore nell’aria, anche solo per i pochissimi lettori che passano di qui, per chi si fa coinvolgere in questo tam-tam…è un sostegno e uno stimolo costante, che mi fa quasi dimenticare quelle lacrime amare, versate sul cuscino ieri sera.

agrifoglio

Un pungente mattino – Villa Il Poggiale, San Casciano (Fi)

Questo era quello che scrivevo qualche giorno fa. Poi è passato il vento, quello buono, quello che rinfresca il viso e i pensieri, fa cadere le foglie gialle (belle, ma da cambiare), rimangono le più intense e forti. Ho sentito un fruscio di voci, prima da lontano e poi sempre più vicino, una tormenta, una tormenta di abbracci, un vulcano di occhi, entusiasmo, sorriso. Nel mio post scorso scrivevo di macedonie, sabato c’è stata un intera marmellata di frutta mista, a cura delle #bloggalline adorate, un agglomerato di intrecci a dir poco interessanti (geniali, direi) che hanno dato vita ad una giornata memorabile. E come potrebbe essere altrimenti. Ogni persona porta con se qualcosa. Un dono, mille esperienze, una carezza, un racconto. Quando tante persone ricche di contenuti si riuniscono quello che ne viene fuori è difficilmente descrivibile, anche per me che faccio delle parole il mio pane quotidiano, scrivendo ovunque e in qualsiasi direzione. Se mi lascio andare quello che viene fuori è un CUORE enorme (e non tutti potrebbero essere d’accordo, vero Cran?), una forma senza senso per molti, una sequela di lettere e progetti per le quali potreste prendermi per pazza. E fino a qui niente di strano.
Mi piace essere pazza, lo dico sempre anche al mio fidanzato. E lui annuisce, ormai sconsolato.
E ai raduni si finisce per essere pazze insieme, con tutte le altre. Non ho foto che lo possono provare, ma fidatevi sulla parola. Quando ci si trova tra pazze è difficile anche scattare un CLIC! perché tutto è vorticoso, inspiegabilmente in movimento. Mi permetto di “rubare” questa foto di Miky Pisanu…lei si che ha saputo catturare le nostre splendide ore insieme! Grazie!!

Adesso sono pronta.
Ci sono settimane più o meno difficili, giorni intensi e quasi impossibili, ormoni traballanti che mi fanno stare sempre sul “chi va là”…ma le cose belle, quelle dei sogni, quelle che nascono e si sviluppano con i sogni, ci saranno sempre.
La Vostra Berry Pazza.

MACEDONIA (CROCCANTE) D’AUTUNNO.

standard 5 dicembre 2014 22 responses

L’autunno è una stagione strana. Infradito e t-shirt. Piumini e kway. Ombrelli per pioggia o sole. Ti vesti ma hai caldo. Solo un po’ di lana e hai caldo. Occhiali da sole si o no?
Burro di cacao sempre in tasca. Profumo di mandarino e panettone, di frutti esotici tardivi, ananas e melone.

Macedonie insomma.
Macedonie d’autunno.

Di persone, sensazioni, cose che mi passano attraverso.
Macedonie di sguardi, interessi e osservazioni. Mai abbastanza.
Piogge torrenziali e km macinati con i capelli bagnati. Sudore che si mescola alle gocce, tutto si confonde.

Una macedonia ordinata e veloce, statica e scomposta.
Ogni cosa ha il suo posto, il suo prezzo, la sua banalità e origine.
Ogni cosa trova il giusto momento. Le mie paure per qualche giorno in un cassetto.
Autostrade bloccate come tutte le parole che voglio dire oggi, c’è coda al casello.
Idee che si spengono e accendono, intermittenti lumini di follia.

Macedonie croccanti d’autunno.
Arancioni di albicocche appassite, croccanti come le nocciole più sane, insaporite da mandorle profumate e mirtilli essiccati.
Una manciata di frutta secca.
Dolce, scricchiolante, intensa.
Un paradiso un po’ nebbioso, dai colori dell’oro. Dai nomi di muse liriche, ispirati e delicati.
Tanti sorrisi, sogni, abbracci.
Un uomo, chef e pasticcere, sublime.
Montare per 5 minuti e aggiungere sana follia.
La sana follia eravamo noi. Amiche, complici, conoscenti o sconosciute. Ma in certi casi basta poco a far brillare gli occhi di felicità.

Top Chef & Top Blogger in estasi!

Trovarci tutte e 10 ad assistere insieme a due ore di cooking class con Luca Montersino, un mago tra mousse e gelatine, liquirizie e lamponi, è stato un privilegio che non scorderò mai. Un connubio straordinario creato tra Top Chef e Top Blogger, fortemente voluto da Ventura, 70 anni di passione e competenza nel mondo della frutta secca, che ha desiderato unire in una sinergia perfetta chi ama e sostiene la qualità e il buon cibo. Il percorso del Simposio del Gusto si è concluso proprio nella serata del 27 novembre, con la cena realizzata dallo chef Montersino (che ha raggiunto il climax nelle splendide creazioni Rosa d’Oriente e Dolce Tramonto), nella straordinaria cornice del CastaDiva Resort & Spa, un luogo incantato e incantevole, sulla riva del lago di Como.

collage-castadiva

CastaDiva Resort & Spa…un’accoglienza da VIP!

ventura-collage

Ventura – solo la frutta più buona e una giornata fiabesca…

Per quante parole poetiche io possa trovare, non saranno mai abbastanza per descrivere ciò che ho avuto l’onore di vivere.
Grazie, dunque, a tutte le presenze virtuali, concrete, sempre e comunque ESSENZIALI per la riuscita di tutto questo.
Grazie alle mie amiche, vere TOP BLOGGER, con le quali ho avuto l’onore di condividere questa av…VENTURA!
Da Silvia, Cranberry e Angela trovate già un meraviglioso assaggio…presto saranno online anche i racconti da sogno di Ada, Monica, Monica, Roberta, Vatinee e Valentina!

Una carezza da una foglia d’autunno, croccante, gialla, imprevedibilmente bella…

Berry

ps: SIIII il mio blog è tutto nuovooooo!!!! Vi piace???

L’INFINITO (e l’oltre).

standard 14 novembre 2014 14 responses
Quei giorni dove la parola D I S T R A Z I O N E non è sufficiente.
Deficit d’attenzione elevatissimo.
Non so se è la fame, il weekend in arrivo, il calo di interesse verso certe cose e l’aumento vertiginoso verso altre. Forse il tempo che rincorro.
Mi concentro su ogni pensiero ma diventa trasparente, non lo acchiappo.
Che mattonelle scelgo per la cucina?
E Mirtillo come starà lì dentro? Cresce?
Riuscirò a dormire di nuovo senza svegliarmi centomila volte?
Il mio post di oggi sarà all’altezza degli altri?
E l’infinito verso cui mi sono lanciata sarà accogliente?
Con certezza posso dirvi che il posto dove sono stata lo scorso fine settimana era mooolto accogliente. E poi ero lì con alcune Bloggalline moooooooooolto speciali. A parlare di cose che vanno ben oltre l’infinito di cui sopra.
Quelle cose che ti immagini solo nei sogni ad occhi aperti, sdraiata nel letto a fissare il soffitto, che si compone di scritte ad acquerello che poi pufffffff svaniscono.
Il mio soffitto è sempre stato pieno di parole. E adesso sono così concrete che le possono leggere tutti, Mirtillo compreso.
E posso permettermi anche delle piccole distrazioni. Perché questi sogni rimangono lì, ancorati al cielo, sospesi. Incastrati in ogni mattonella, appesi al muro, scivolano sul vaso di fiori, sui rami d’autunno, sulle colline e finiscono tra le mie mani.
“Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura.”
 
Pucci Country House – Ferentillo (TR) – www.puccicountryhouse.it/

 

Con un dito disegno arcobaleni. Mai da sola.
Ogni frammento si unisce e si discosta, come fosse una danza di stormi di uccelli, che riscoprono la primavera.
E io attendo la mia prossima primavera con un desiderio mai avuto prima.
Trotterello verso la prossima avventura, che mi porterà a Como, in uno splendido contesto, ospite dell’evento organizzato da Ventura TOP BLOGGER 2014.
Sapete cosa ho ricevuto? Guardate la foto sotto ^_^
^_^ MIRTILLIIIIIII!!! – Ventura TOP BLOGGER 2014

E ora lasciatemi qui…

“…Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:

 

e il naufragar m’è dolce in questo mare.”

THERE’S A STAR MAN…

standard 7 novembre 2014 15 responses
Oggi vorrei entrare nel mio giardino segreto e chiudere la porta.
Sotto la pioggia chissà come si starebbe.
Vedrei il movimento delle foglie picchiettate continuamente, sentirei la terra bagnata che rinasce, poserei lo sguardo sulle alette di un passerotto che, nonostante l’acqua, non si bagnano.
Metterei le mani sotto le gocce costanti, per riempirle e svuotarle di nuovo. 

Oggi vorrei ascoltare a ripetizione questa canzone.

Cantare, come faccio spesso, quando vado a lavoro in bicicletta.
Le persone mi osservano, soprattutto se è mattina, incredule davanti ad un sorriso gratuito.
Stamani ho cantato, chiusa in macchina. Ho parlato un po’ da sola, un po’ con Mirtillo, un po’ con i gatti, ho lanciato qualche biscotto di troppo nel latte (di soia), ho baciato il mio amore e la sua bocca bellissima, ho chiuso per la millesima volta la valigia, sperando di non aver dimenticato niente. 
E’ una valigia importante, non come tutte quelle fatte per tornare a casa in questi 13 anni di esilio
E’ diversamente importante.
Dentro ci ho chiuso tutte le mie parole. Quelle che condivido con voi da più di quattro anni e quelle che lascio in giro per quaderni, fogli strappati, lettere mandate e solo pensate, biglietti sul tavolo, antipatici ultimatum, #hashtag inutili e liste infinite, appuntamenti, regali, libri letti o desiderati, frasi famose, tatuaggi da fare, documenti.
Ci ho chiuso miriadi di penne consumate, di inchiostro, di macchie, di carta riciclata, di momenti racchiusi solo negli occhi e mai trascritti, tutte le mie verità e i miei desideri.
E’ pesante, ecco, sta valigia.
Dentro ci sono anche tante amiche, tanti altri sogni, tante mani, percorsi, sorrisi.
E’ pesante ma la porto volentieri.
Anche perché le cose pesanti non mi hanno mai fatto paura. Soprattutto quando non si ha niente da perdere perché si è sicuri (almeno) di una cosa. 

Non ci avete capito niente?
E’ normale.
Io, Mirtillo e papone partiamo, in compagnia di altre sei #bloggalline, verso nuovi mondi.


There’s a starman waiting in the sky…


Chissà che non aspetti proprio NOI.

Il Piccolo Principe – immagine presa dal web –

Intanto, continuo a cantare.
La la la la laaaaaaaaa…

INCANTESIMI E IDEALI.

standard 2 ottobre 2014 6 responses
Rinchiusa in una grande zucca arancione, come fossi cenerentola, guardo il mondo fuori, che di fatato non ha molto.

credits @ Virgola – una geniale illustratrice che adoro, oggi mi ha ispirato. ?
https://www.facebook.com/virginiasdraws
https://www.etsy.com/shop/disegnidivirgola


Leggo di torture e abissi in cui si precipita, nel 2014, ovviamente per mano dell’uomo.
Leggo negli occhi della gente la sete di vendetta per ogni piccolo sopruso quotidiano subito, ho paura.
Leggo maleducazione, che chiama altra maleducazione, prepotenza, deliri di onnipotenza, code di scorpione che vili ti pungono alle spalle.
Leggo sorrisi spenti e ignobili, sarcastici e spavaldi.
Leggo frasi, affermazioni, diffamazioni.

Non sono pronta alla battaglia, mai lo sarò.
E so anche che le mie sbiadite parole non saranno nemmeno un piccolo inciampo per chi si riempie la bocca d’odio e poca tolleranza.
Non so nemmeno perché le scrivo, tutte queste cose, sono sicura di vedere qualche amica che storce la bocca al mio buonismo.
E’ che non so resistere. Non ne posso più di questa gentaglia. Io me ne tiro fuori, li guardo dal mio (probabilmente) finto mondo, dove esiste dialogo, amore, condivisione, amicizia. Dove i problemi si risolvono senza girare le spalle, senza per forza avere un tornaconto, acquisire un vantaggio, disprezzare il prossimo.

Mi spoglio dall’armatura che mi cucite addosso, con quegli sguardi taglienti, preferisco la vergogna della nudità per essere me stessa e non la copia di aggressivi umanoidi infelici, che vedono come unica salvezza lo sterminio di chi non è come loro. In realtà siete voi la feccia. Chi vuole la guerra vuole la propria condanna.
Poco tempo fa mi è tornato sotto mano il bellissimo testo scritto nel 2001 da Tiziano Terzani, uno scrittore e giornalista purtroppo scomparso (che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente). Ecco qualche ritaglio di testo tratto da QUI. Le sue parole sono più attuali e vive che mai.
Pensare quel che pensi e scriverlo e’ un tuo diritto. Il problema e’ pero’ che, grazie alla tua notorieta’, la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole, influenza tanti giovani e questo mi inquieta. Il nostro di ora e’ un momento di straordinaria importanza. L’orrore indicibile e’ appena cominciato, ma e’ ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. E un momento anche di enorme responsabilita’ perche’ certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti piu’ bassi, ad aizzare la bestia dell’odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecita’ delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l’uccidere. “Conquistare le passioni mi pare di gran lunga piu’ difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me”, scriveva nel 1925 quella bell’anima di Gandhi. Ed aggiungeva: “Finche’ l’uomo non si mettera’ di sua volonta’ all’ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sara’ per lui alcuna salvezza”.

E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non e’ nella tua rabbia accalorata, ne’ nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela piu’ accettabile, “Liberta’ duratura”. O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo e’ mondo non c’e’ stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sara’ nemmeno questa.

Perche’ non fermarsi prima? Abbiamo perso la misura di chi siamo, il senso di quanto fragile ed interconnesso sia il mondo in cui viviamo, e ci illudiamo di poter usare una dose, magari “intelligente”, di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui. Cambiamo illusione e, tanto per cominciare, chiediamo a chi fra di noi dispone di armi nucleari, armi chimiche e armi batteriologiche – Stati Uniti in testa – d’impegnarsi solennemente con tutta l’umanita’ a non usarle mai per primo, invece di ricordarcene minacciosamente la disponibilita’. Sarebbe un primo passo in una nuova direzione. Non solo questo darebbe a chi lo fa un vantaggio morale – di per se’ un’arma importante per il futuro -, ma potrebbe anche disinnescare l’orrore indicibile ora attivato dalla reazione a catena della vendetta.

Per difendersi, Oriana, non c’e’ bisogno di offendere (penso ai tuoi sputi ed ai tuoi calci). Per proteggersi non c’e’ bisogno d’ammazzare. Ed anche in questo possono esserci delle giuste eccezioni.

La natura e’ una grande maestra, Oriana, e bisogna ogni tanto tornarci a prendere lezione. Tornaci anche tu. Chiusa nella scatola di un appartamento dentro la scatola di un grattacielo, con dinanzi altri grattacieli pieni di gente inscatolata, finirai per sentirti sola davvero; sentirai la tua esistenza come un accidente e non come parte di un tutto molto, molto piu’ grande di tutte le torri che hai davanti e di quelle che non ci sono piu’. Guarda un filo d’erba al vento e sentiti come lui. Ti passera’ anche la rabbia. Ti saluto, Oriana e ti auguro di tutto cuore di trovare pace. Perche’ se quella non e’ dentro di noi non sara’ mai da nessuna parte.

Non giriamo la testa dall’altra parte, cerchiamo un po’ di pace e regaliamola agli altri.
Sarà un dono per chi verrà dopo di noi.

Ps: Oggi è una giornata speciale per le mie amiche Bloggalline…sono orgogliosa di voi! ?

MEZZO GIALLO VIVO.

standard 25 settembre 2014 15 responses
Portatrice sana di Primavera. Me ne frego di questo autunno in arrivo.

Maschero il gusto del latte di soia con due cucchiai di orzo, mentre un fiore abbandona il suo spirito e le briciole dei biscotti riempiono il tavolo.

Cerco di pensare a tutte le cose da fare, sono così tante che non entrano nella mia testa. Dovrei metterle per iscritto…ma temo che volino via.
SCRIPTA VOLANT. Era così, vero?
E poi sono troppe, obiettivamente. Vi annoiereste.

Sono giorni pieni di alti e bassi, in cui mi sento come se avessi una doppia faccia. Esaltata e ansiosa, agitata e docile, coccolosa e iperattiva, chiacchierona e silenziosa, sfuggente e presente, paranoica e sicura.
Insomma…una pazza.
Sono come quel fiore che ho sul mio tavolo, mezzo giallo vivo, mezzo stanco e accartocciato.
Ho preso una strada definitiva ed impegnativa, ma le mie risorse, quelle del mezzo giallo vivo mi tengono in alto, più di qualsiasi altra nuvoletta che offusca il mio pensiero.

Questo piccolo spirito carico di Primavera lo sento forte, a dispetto delle sue dimensioni.

Vi presento il fiore del topinambur ?

SUI LIMITI E SULLE LIBERTA’. Notti insonni e stellati pensieri.

standard 22 luglio 2014 17 responses
Cammino pesante. Lascio impronte leggere.
Fiato costante. Respiro.
Le lucciole che mi circondano sono spente e nascoste.
Questo cielo mi regala tre scie luminose, cadenti stelle dai lunghi capelli dorati.
Fantastico, desidero, bramo.
Lascio che la mia mente si addobbi di colori, lascio che le parole seguano la stella, lascio libera per un attimo la mia coscienza di vagare senza intrigarla nei sensi di colpa.

Sono quegli attimi che non dimenticherai mai.

Ma il mai non esiste. Non esiste il sempre, il più, le sicurezze.
Tutto è in balia del cielo, in questa notte limpida e distratta, mentre i miei piedi si muovono sulla sabbia dando forma ai miei pensieri.
I limiti non sono mai stati il mio forte. 
I miei limiti sono labili come le fini gocce di pioggia che lasciano traccia sull’acqua. 
Si disfano, si ampliano, creano eco e gentili cerchi gemelli. 

Questo è il mio momento.
Sono tigre, sono gatta, sono morbido petalo vellutato.
Sono in attesa e in attacco, sono sollevata e superficiale, indisponente, profonda e attenta. 
Sgomito, farfuglio, ho bisogno di tutto e di niente.
Mi lascio andare e mi faccio cullare.
Il mio limite è un filo, un’amaca che mi culla.
E’ l’ultimo cerchio di una goccia di pioggia sul lago calmo.
E’ il riverbero del sole che crea mille arcobaleni, ma non quello che voglio io.
Il mio limite si disegna nel cielo buio insieme alle scie delle stelle.
Si unisce, tutto insieme, come fossero miliardi di piccoli puntini invisibili.
E’ una catena. Il nastro di un palloncino, un biondo capello abbandonato sul viso, una lacrima spontanea.
Questo è il mio momento. Ho messo le ancore, ho adattato la vista, ho sistemato i confini.
Ho capito che questo limite non è zavorra ma libertà.

Libertà di conoscermi, di esplorare, di andare sempre più a fondo.
Libertà di essere come sono, di farmi amare, di farmi guardare.
Libertà di innamorarmi ogni giorno, di sospirare, di trattenere il fiato.
Libertà di sorridere alla vita, sorprendente dea dagli occhi bendati, che ti toglie ma ti da sempre, sempre, sempre. 
Libertà di saper trovare sempre la giusta prospettiva per guardare le cose, per vederle bene, per individuarne l’anima e la positività.
Libertà di sorprendermi, di deludere ma comunque andare avanti.

Un limite che diventa libertà. Perché siamo padroni di noi stessi e la nostra vita possiamo modellarla come fosse mollica di pane, per far si che diventi uguale a ciò che desideriamo, perlomeno nel modo in cui noi stessi guardiamo gli altri, le cose, le sfumature.
Oggi sono padrona di me stessa.
Dopo dei giorni importanti, intensi, faticosi, ricchi di imprevisti e probabili conclusioni (senza giocare a Monopoli) posso davvero dire che SONO TORNATA.
Sono felice.
Sono piena.
Sono limitata ma LIBERA.

Spiragli di luce soffusa e sfocata.

MESSAGE IN A BOTTLE.

standard 30 giugno 2014 18 responses
Vi capita mai di sognare qualcuno e di non potervi trattenere dal dirglielo?
Anche se questa persona non fa più parte della vostra vita, si è allontanata per uno scalino salito nel modo sbagliato, qualche anno fa? Ecco, a me succede spesso, soprattutto con questa vecchia amica, ormai molto lontana da me. Con lei ho condiviso cinque anni bellissimi, di risate e confidenza, di amicizia vera, molto intensa e sincera. Poi, come quelle palline di Natale vintage di quel vetro leggero e fragile, si è rotto tutto. Si è infranto tra le mie mani, senza che me ne accorgessi – come al solito -, anche se ero una delle attrici principali, in quella sceneggiatura confusa e quasi senza senso che ha avuto seguito fino a qualche anno dopo.
Mi capita di sognare che ancora siamo amiche.
Sarà il senso di colpa, che ho sempre mal gestito, che mi lancia delle piccole frecciatine quando mi addormento, per ricordarmi che questo scheletrino nell’armadio non l’ho mai voluto sistemare davvero? Chissà. Oppure è solo la sensazione di qualcosa che è stato così imprevedibile che mi ha lasciato incapace di intendere e di volere per un po’. Tutt’ora a distanza di anni non so trovare la giusta spiegazione, non trovo esatto il ruolo che mi è stato affibbiato all’epoca dei fatti
Non ricordo cosa accadeva nel sogno di preciso e perché eravamo insieme, forse perché pensavo a lei qualche giorno fa, perché non ho mai smesso di lambiccarmi il cervello su questa cosa, perché nel libro di Murakami che ho da poco terminato si parla proprio di amici dimenticati, di vita che copre altra vita come fosse sabbia del deserto, la copre ma non la cancella, e poi questa sabbia d’improvviso vola e tutto ti guarda in faccia come fosse un altro TE allo specchio. Due realtà, due vite parallele ma completamente diverse, l’ammissione di colpa, la ferita di una mancanza, la sensazione (comunque) di aver perso qualcosa.
E così scrivo qui, sperando che in qualche modo venga letto, affido il mio pensiero alle righe del blog come fosse una bottiglietta in mezzo al mare, cullata dalle onde, abbracciata da nuovi sorrisi ma sempre e costantemente con il ricordo vivido e felice di quell’amica così importante.
Scrivo forse per chiedere scusa ancora una volta, una parola che non è mai bastata nemmeno a me che la pronunciavo. Non ho mai cercato di giustificare me stessa, forse mi sono solo nascosta.
Forse sono ancora un po’ confusa in merito. Forse dovrei smettere di pensarci. Forse sono troppo profonda e introspettiva. Forse nemmeno lei ci pensa più.
Però mi piacerebbe che la vita ci facesse rincontrare. Riabbracciare ed essere complici come lo eravamo. So che potrei farlo accadere io, che sono tanto brava nelle riconciliazioni, che non conosco rancore o slealtà. Ma dopo sei anni mi chiedo cosa sia rimasto dentro il suo cuore, forse meglio aspettare ancora, che quello scheletro diventi per entrambe cenere, che in fondo è molto simile alla sabbia…ruvida, leviga, aiuta a cancellare le cose superficiali ed a far affiorare quelle che stanno in fondo, le più dure da sconfiggere…le cose belle.
L’andamento della vita è come un susseguirsi di curve, ci sono dei rettilinei più lunghi che ci fanno incontrare persone per più tempo, alcune rimangono nonostante gli sbandamenti, alcune sono passeggere ma ugualmente importanti, perché magari la curva da affrontare era difficile, alcune sono dei lievi spostamenti dei capelli dalla fronte, altre sono la tua solida strada. L’amicizia è per me come un guard rail, una certezza, una sicurezza, un appiglio, un impegno. E’ una storia d’amore che ho sempre voluto coltivare e mai abbandonare, fino al suo respiro più flebile, che gridava all’eutanasia, alla fine, alla morte.
Probabilmente fino all’Università non avevo mai assaporato cosa realmente può darti un amico. Ero sempre stata timida e sfigatella, almeno fino alle medie, quella che rincorre sempre gli altri per essere considerata…e un po’ così lo sono rimasta, con questa sensazione perenne di colpa per qualsiasi inezia…ma ho anche goduto (e tuttora ne godo) della vera amicizia, passando da quelle soffocanti e totalizzanti fino a quelle vere, emozionanti, di colori accesi e profumati abbracci.
E quindi, cara amica S., ti ho sognata.
Ho smesso di credere nelle favole, ma ogni tanto, nonostante il cinismo che sta dilagando, le persone si corrono ancora incontro, cancellando le distanze e le brutte memorie.

Piedi nell’erba e tre piccoli fiori in miniatura