LA MIA TESTA RIBOLLE.

standard 22 febbraio 2015 16 responses

La mia testa ribolle.
E’ come un gorgoglio di centinaia e centinaia di nuove idee.
Continuano incessantemente a sgorgare.
Fino a un certo punto è forse possibile controllare i pensieri, ma difficilmente si riesce a non pensare.
J. Gaarder – Il venditore di storie

Ogni mattina Firenze si rinnova sotto i miei occhi.
Visualizzo prospettive diverse, cerco le parole tra enormi blocchi di pietra serena, dialoghi tra mattoncini e sconosciuti sguardi nelle vie traverse.
Il cielo è limpido, forse no. Oggi tutto è diverso da quello che ho visto ieri, senza continuità ma immerso nella storia che traccia un filo indelebile ma invisibile. Paragono le mie sensazioni, sono stanca, sono attiva, sono perversamente instabile e pronta, mi guardo allo specchio e, talvolta, non mi riconosco affatto. La banalità racchiusa nel cambiamento mi assale.

Ogni mattina i miei piedi scompaiono un po’ di più. Attraverso un raggio di sole per raggiungere le ultime giornate del mio lavoro, tanto amato, tanto odiato. Sarà strano non fare più le solite cose, in fondo di solito c’è sempre poco nella vita. Poco solito come questa domenica che mi scorre davanti, dove lacrime stupide e malinconiche scendono quasi senza motivo. Consapevole della mia fortuna mi cullo un po’ in questa nostalgia, ascolto la musica che mi piace e cucino, senza volermi per forza consolare…o almeno non subito. Il futuro brilla e il passato un pochino si dissolve, anche se è vita vera, vissuta, voluta, un po’ si dissolve. Questo è sempre accaduto, ma ora pare quasi che piccole particelle esplodano, rendendo tutto irrecuperabile…vissuto ma irrecuperabile.

Esplodono, si infrangono sul vetro, verso l’esterno luminoso, che ha riposto la pioggia, in questa domenica di febbraio, in cui mi affanno per non lasciare quella vita che ho costruito con tanta determinazione e, stupidamente, ho paura di perdere.

 La mia testa RIBOLLE.

riflessi

Questa domenica è come questa foto, un gioco di rimandi incondizionati e poco controllabili.

mille papaveri rossi.

standard 20 settembre 2010 2 responses

effettivamente avrei potuto.
avrei potuto rotolarmi sull’erba verde di Piazza Santa Maria Novella.
felice.

la vita è sempre fatta di scelte, qualsiasi sia il profilo che ci scegliamo di vivere.
se non vivi sei codardo e superficiale.
se vivi devi prendere precauzioni. devi attaccare la vita degli altri, che ti stanno intorno, dei paracadute.
ma questi, per quanto allenati e rodati siano, non sono sufficienti a sopportare l’urto dei cambiamenti.
ho sempre sbattuto in faccia alle mie responsabilità. mi sono schiaffeggiata per la mia imprudenza, mi sono odiata per la testardaggine.
non sono una santa
non sono una vittima
non sono una bugiarda
non sono una carnefice.
col fagotto dei miei errori vago nelle coscienze degli altri.
ne trovo di pulite, pure, candide.
ne trovo da sporcare, con i miei peccati.
non ho vendette da sfogare e i miei dolori, sono solo i miei.
nessuno dovrebbre soffrire del dolore portato da altri.
quel fardello viscido e scuro, quella massa informe di cui parlavo prima, oggi ha lasciato una scia.
unta, nera e distruttiva, come il petrolio.

le pagine di un racconto sono giunte dunque alla fine.
mi sento svuotata come se avessi sputato fino all’ultimo misero moscerino nella mia bocca.
perchè questo è il rischio.
quando corri, gli occhi, la bocca, si riempiono di cose.
ti fai sopraffare, non vedi, non senti più, pensi solo a quanto è bello correre, per mano alla vita, in quel momento.
non ho più l’età per giustificare le mie azioni e non penso sia nemmeno necessario.
tutti alla fine siamo egoisti e forse quella è la giustificazione più grande, che ci mettono nella testa fin da piccoli.
“mamma mi ha detto che la merendina è mia e la posso mangiare solo io”
sarà perchè mia mamma queste cose non me l’ha mai dette che da piccola non le ho fatte.
ma ora si.

non mi piace giocare sporco.
vincetele voi queste stupide battaglie.

io sono come Piero.
ingenua, illusa, magari egoista, ma perdente.